La bambina che viveva in due città
Mi chiamo Denise, ho due anni e stavolta scrivo io.
Ho cominciato il mio viaggio nella pancia della mia mamma in una giornata afosa milanese, ma molto presto mi son ritrovata a Napoli, al mare. Acqua dentro e acqua fuori.

Ho vissuto 9 mesi nel pancione sballottata tra nord e sud. Ma la mia mamma è più serena al sud, non capisco il motivo ma son felice pure io quando scelgono di farmi nascere a Napoli.
Da napoletana D.O.C. ho cominciato ad amare la mia città, il mare, il sole, il Vesuvio, la montagna grande, come la chiamo io.
E poi c’è tanta gente, i nonni, gli zii e la mia adorata cuginetta.
Dopo il mio primo compleanno però, è cambiato tutto. Per la prima volta ho visto lo sguardo di mia mamma spento, quello della mia nonna triste. L’aria era diventata un po’ pesante per i miei gusti.
Eppure io ero felice. Ero nel ciuf ciuf. C’era tanta gente. Ho salutato tutti e mandato i bacini.
Mi piaceva.
Camminavo ancora male, ma i vagoni li ho sfrecciati tutti.
La mia mamma mi guardava con un’aria compassionevole, come se non capissi cosa stava succedendo. Eppure lo capivo eccome! Stavamo correndo alla velocità della luce, e mi stavo divertendo un mondo.
E poi finalmente avrei vissuto insieme al mio papà. Ma la mattina successiva, la prima cosa che mi venne in mente di fare è quella di chiamare la nonna.
Ma la nonna non c’è. La zia non c’è.
Non capivo, ma cercavo di essere felice. Infondo avevo tutto li. La casa in cui vado a vivere è piena di giocattoli, ho addirittura una piccola cameretta mia.
Ma i nonni non ci sono.
Passa qualche mese e rivedo nuovamente tutti. Sono così felice.
Penso: “Ma dove erano andati a finire?” Non importava il motivo, la cosa fondamentale è che eravamo tutti insieme.
Di nuovo.
Ma dopo pochi giorni nuovamente nel ciuf ciuf. Eh no. Stavolta non mi fregano.
Allora piango.
Nonna. Nonna vieni!
Piango.
Ma il treno sfreccia veloce. E si ritorna presto alla casa dove con la routine quotidiana dimentico di essere stata una bimba napoletana.
Per mesi andavamo su e giù, un po’ dalla nonna, e un po’ a casa nostra. Fino a quando il ricordo di casa al mare, svanì.
Mi sono abituata a quella realtà e l’ho accettata.
Ho pensato che non era tanto male viaggiare ogni paio di mesi e vivere in due città. Anzi, non vedevo l’ora di cominciare la scuola per poter dire a tutti che ero una bimba fortunata.

Vivevo in due città. Ed è roba per pochi!
Un giorno però, dopo il mio bellissimo secondo compleanno non siamo più potuti uscire. I giorni trascorrevano tutti uguali. Colazione, pranzo, cena. Colazione, pranzo e cena.
Del ciuf ciuf nemmeno l’ombra. Ho sentito dire che sia diventato pericoloso. Ma io ho voglia vedere i nonni. Gli zii. Ma i giorni passano sempre più lentamente… Son passati due mesi e non potrò vederli ancora per chissà quanto.
Cerco di distrarmi, videochiamarli. A volte fingo che siano i miei pupazzi.
Oggi capisco cosa sia la tristezza, e a due anni non meritavo di conoscere questo sentimento che ti logora.
Considerazioni
Oggi è il 4 maggio. Si parla di Fase 2. Non è ancora ben chiaro come gestiremo la situazione. So che però io oggi comincio a lavorare. In un reparto covid.
So che tornerò a casa e dovrò stare lontana dalla mia bambina il più possibile. So che per me non comincia la rinascita, ma cominciano le paure amplificate.
So che a Napoli non potrò andarci per almeno tutta l’estate. E spero fortemente che almeno per settembre io possa riabbracciare o almeno rivedere la mia famiglia.
Di bambini pendolari c’è ne son molti. E ora più che mai soffrono della mancanza dei propri cari. Non capiscono il perché sia ancora tutto fermo.
Noi lo sappiamo. E sappiamo che il nostro futuro è solo nelle nostre mani. Voi mamme di bimbi “fortunati” che avranno la possibilità di rivedere i propri nonni, usate la testa.
Siate razionali. Non siate egoisti.
Usate le giuste precauzioni. Le giuste distanze.
Abbiate rispetto per noi che dai nonni non ci possiamo andare.
Abbiate rispetto per chi il mare non lo vedrà.
Abbiate rispetto dei figli di chi lavora a stretto contatto con il virus maledetto, perché loro non possono far altro che sperare in Dio, nel fato, o in quel che si crede.
Voi potete scegliere.
Fate la scelta giusta.

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