Post quarantena, la mia dolce e buona bimba è cambiata.
“Mamma è mia”
“ Papà è mio”
“ Le giostre sono mie”
“ Denise (lei) è mia”
Eppure mi vantavo tantissimo di quanto fosse una bimba comprensiva e in grado di condividere con il resto del mondo.
Pensavo che essere obbligata a restare in casa, isolata dal mondo l’avesse peggiorata.
Mi son fatta tante paranoie, sul fatto che probabilmente fossi incapace di insegnare la condivisione ad una piccola gnoma di 2 anni.
Poi mi son documentata… ed è una naturale fase che quasi tutti i piccoletti dovranno superare.
A partire dai 18 mesi infatti, i bambini attraversano una fase di crescita in cui «tutto è mio!», caratterizzata da un forte senso di possesso verso le cose. Ció comporta maturazione e aiuta a costruire la propria personalità.
Quanto dura?
Puó durare pochi mesi, ma spesso si prolunga nel tempo. Per anni. Basta pensare ai bimbi che vanno all’asilo e dei comuni litigi che fanno per un giocattolo, per un banco, un pastello…
L’unica differenza è che nei bambini piccoli tutto è di proprio possesso, quelli più grandi diventano gelosi delle proprie cose, o dei giochi preferiti perché sono in grado di comprendere meglio.
Come insegnare la condivisione?
Sicuramente confrontarsi con i coetanei, e sopratutto “scontrarsi” aiuta tantissimo il bambino.
Quindi nido, asilo, campi, parco ludoteche. Tutti i luoghi in cui il bambino può affermarsi o capite i propri limiti.
Come posso aiutarlo?
Non esiste una regola specifica. Sicuramente non bisogna costringere un bambino a condividere.
Non farlo, è una scelta. E la scelta serve per crescere.
Tutto ciò che possiamo fare è lenire i capricci, e parlare… parlare tanto.
Stimolare la condivisione, spiegare cosa è suo e cosa non è suo è fondamentale. Conoscendo i propri pensieri, attraverso un linguaggio verso se stesso, il bambino imparerà poi a relazionarsi anche con il linguaggio verso l’altro.
Possiamo inoltre aiutarli nel gestire l’egocentrismo attraverso l’esempio concreto.
Al nido e all’asilo sono preziosi i momenti cooperazione tra pari. Esempio “dipingere tutto insieme un quadro”.
In famiglia utile far partecipare attivamente anche i bimbi più piccoli ad aiutare mamma e papà -ed eventuali fratelli- in piccoli compiti portati a termine grazie alla cooperazione tra i membri. Ad esempio sistemare tutti insieme i giocattoli dopo averli utilizzati, apparecchiare la tavola ecc…
I bambini non sono egocentrici, piuttosto stanno attraversando la fase dell’egocentrismo.
Impegnarsi a comprendere cosa significhi questa fase di sviluppo, permetterà al bambino di superarla nel migliore dei modi, sentendosi accolto e compreso.
E solo rapportandosi con altri bambini si riesce a crescere nella condivisione.
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