Nell’ultimo articolo mi sono aperta totalmente con voi. Vi ho raccontato come è morta Alice.
Ho continui flashback di quel giorno, continuo a pensare a come mi sono sentita, a quanto velocemente il mondo mi è scrollato addosso.
Ho avuto paura, niente sarebbe più stato come prima. Non potevo accettare che fosse successo proprio a me.
Ripeto in maniera repentina “e se…”. E se avessi fatto qualcosa? E se me ne fossi accorta subito? E se lei adesso fosse qui con me? E se…? Non lo saprò mai.

Ho usato ogni singolo giorno di questi anni per ripercorrere con la mente tutti i passaggi che hanno portato all’attesa dell’ultimo saluto, chiedendomi ogni volta se fosse stata colpa mia. Non sono stata capace di proteggerla.
Le cose non sono andate come mi sarei aspettata, come volevo, ma non dovevo perdere la speranza e la voglia di combattere per essere felice.Oggi vi voglio raccontare di quando ho scoperto di essere incinta di Samuele, di come mi sono sentita mentre guardavo quelle 2 lineette rosa su quel test di gravidanza totalmente incredula.
Il 21 agosto 2017, esattamente 3 mesi dopo la nascita di sua sorella, avevo scoperto di aspettare Samu.
La quiete dopo la tempesta
Si dice che l’arcobaleno arrivi dopo la tempesta, come fosse una ricompensa dopo aver affrontato le avversità: come se ad ogni dolore corrispondesse un premio, come se la vita andasse avanti per merito. Come se tutte possano contare su un arcobaleno pronto ad arrivare tra le braccia.

In realtà, mi piace pensare all’arcobaleno più come a una straordinaria opportunità piuttosto che ad una ricompensa: una nuova pagina della vita che non cancella la tempesta, ma la rende più lieve.
La gravidanza arcobaleno è una nuova avventura che però inizia con lo stesso cuore e la stessa pancia di prima. È un nuovo viaggio all’interno della stessa vita che ad un certo punto ha dovuto sfidare la tempesta e lottare con i denti per non rimanerci sotto.
Avete una vaga idea di quanto sia forte e trasformativo aver affrontato una tempesta di questo genere? Tanto. Così tanto che difficilmente le gravidanze arcobaleno sono tutte rose e fiori, tutte positività, tutte un “devi essere serena e non pensarci”.
La gravidanza arcobaleno ha un sapore strano: un sapore che non è tutto dolce, non è tutto salato, non è tutto amaro, non è tutto agro. Insomma, non somiglia alle gravidanze “normali”.
La seccatura è che non si può scegliere il gusto della gravidanza, perché è un vero e proprio salto nel buio: non lo sai finché non la vivi. Non sai come reagirai alla nuova esperienza.
Perché? Perché hai ancora l’amaro del lutto in bocca, che si fa sentire lì, in mezzo ai denti. Quello che è importante, però, non è tanto il cercare di sentire il dolce a tutti i costi, ma imparare a distinguere le sfumature e accoglierle per quelle che sono: ci saranno giorni dolci, giorni amari, piccanti, agri, giorni senza sapore (i peggiori) e ci saranno giorni in cui ti chiedi che cosa stai davvero masticando.
Ci saranno tanti sapori, tanti quanti le sfumature dell’arcobaleno. Ecco perché la gravidanza arcobaleno è piena di colori e luce, ma anche di ombre, sensi di colpa e qualche lacrima. Ecco perché essere consapevoli delle ombre e delle lacrime permette di vedere meglio le luci e i colori.
I bambini arcobaleno sono chiamati così per testimoniare la speranza di una rinascita dopo un periodo difficile. Ho avuto il mio arcobaleno e non smetterò mai di ringraziare mia figlia per avermi reso la persona che sono.

E Samu, è la mia rinascita.
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