“Quando la notizia più bella della tua vita diventa un incubo”
Mi chiamo Ilaria, e sono in infermiera. Mi sono trasferita dal sud al nord, perché c’è lavoro, e si lavora bene. E infatti, dopo solo 20 giorni di ricerca eccolo. Il mio contratto indeterminato. A soli 2 mesi dalla laurea. Potete immaginare l’emozione di una ragazza di 24 anni alla firma di quel contratto. Un sogno. Sembrava tutta una favola.
Il nord mi stava dando tutto quello che il sud non è in grado di dare a noi giovani: una certezza.
E così comincia la convivenza con il mio storico fidanzato, i primi problemi, la spesa, le bollette da pagare. Comincio a diventare adulta. A sentirmi adulta. E cresce sempre di più il mio istinto di maternità.
E così all’improvviso, due lineette cambiano la nostra vita, le nostre prospettive, i nostri progetti. E con essi, con la gioia e l’euforia, nasce anche la paura, il timore e l’ansia.
E non solo per ciò che sarebbe stata la vita in 3…
I primi tre mesi, custodisco gelosamente il mio segreto, quasi per proteggerlo scaramanticamente dalle battuttine, rabbia e rancore da parte di chi non avrebbe gioito della mia gravidanza.
Poi, a 14 settimane, dopo le vacanze estive, il fatidico giorno. E impiegherei mezza giornata per raccontarvi in che modo bizzarro ho dovuto annunciare la mia gravidanza.
Da lì il silenzio.. E ricordo solo il silenzio.
Ricordo di essere stata declassata e messa da parte. Ricordo che pensavo fosse giusto così, poiché da lì a poco sarei dovuta andare in maternità, non avrebbe avuto senso migliorare le mie capacità lavorative.
Ricordo le parole della responsabile del personale:
Hai 25 anni, mica 40. Avevi paura di non aver più figli? Non potevi aspettare? Ti sembra normale che il tuo capo ora deve pagarti la maternità dopo solo 1 anno e mezzo che lavori per noi?
Ricordo ancora i “buon giorno” gelidi, gli sguardi evitati e le lunghe tirate lavorative, le pause negate. Gli interventi con pazienti infetti.
Ricordo ancora il sapore della nausea deglutita, la sensazione della pipì trattenuta per ore… i capogiri in silenzio.
Nessuno che tutelava la mia maternità, fino a quando non è stato il mio corpo a tutelarla. E da quelle contrazioni improvvise, che sono andata in maternità anticipata. Ma l’incubo non è finito li.
A dicembre 2018, sarei dovuta rientrare a lavoro, e le buone intenzioni c’erano tutte. Pensavo al giorno del rientro con ansia e angoscia per ciò che sarebbe stato, per come mi avrebbero accolta, per come me l’avrebbero fatta pagare. Ho passato mesi a sognare il mio capo. Mi svegliavo sudata e con la tachicardia.
Per cause di forza maggiore però, ho dovuto richiedere un mese di aspettativa.
Ma si tranquilla Ilaria, prenditi il tempo necessario per organizzarti, non tornare se non hai una casa in cui stare, o non sai a chi lasciare la bambina. Ci servi presente. E se ti serve del tempo te lo concediamo.
Bene. Un mese di tempo per organizzare le mie cose, il mio trasloco, l’inserimento al nido. Ero finalmente in pace con me stessa, la notte non avevo più incubi, è quasi vedevo la luce in fondo al tunnel.
Una luce che si è spenta troppo in fretta perché dopo solo 1 settimana la mia aspettativa è stata revocata. Suppliche, preghiere, scuse non sono servite per fargli capire che in quel momento, da un giorno ad un altro non potevo rientrare al lavoro.
E così, ho dato le dimissioni.
A 27 anni con una bambina di 10 mesi mi son ritrovata senza lavoro. Con un affitto da pagare, le spese, le bollette. Tutto per capriccio, per ripicca, per principio. Tutto perché “io sono il capo, e non mi servi più”.
La mia storia non è la prima, ne sarà l’ultima. Sono giovane e ambiziosa. Ho saputo rialzarmi e conquistare soddisfazioni. Ma non tutte ne hanno la possibilità. Per alcune perdere un lavoro per un proprio diritto, potrebbe essere la fine.
Abbiate il coraggio di reagire, ribellarvi e denunciare. Siamo donne. La maternità è un nostro diritto. Non dimentichiamolo mai.
Voglia di fare acquisti?
VISITA LO SHOP


Ciao cara Ilaria,
Ho vissuto un esperienza simile alla tua, con la differenza che io sto ancora cercando di trovare la mia strada…
Ammiro la tua determinazione..meriti tante cose belle dalla vita!
Un abbraccio..
Nessuno meglio di me ti può capire.. io dopo 14 anni non ho avuto il coraggio di dare le dimissioni e far rispettare i miei diritti… speriamo x le nostre bimbe in un mondo migliore! Noi di sicuro faremo del nostro meglio! Un abbraccio! ❤️
Purtroppo non si tratta di coraggio. Si tratta di non avere alternative. Di dover necessariamente ingoiare il rospo.
Sei una persona determinata e da ammirare, purtroppo noi donne in queste situazioni non veniamo tutelate per niente, sei una forza della natura, hai portato avanti una gravidanza e cresciuto una figlia nel migliore dei modi
Grazie mille tesoro ❤️
Spero di compiere al meglio il mio lavoro di mamma.
Ciao Ila hai toccato un tasto dolente di questa società. Ormai diventare mamme nell’ambito lavorativo significa dover perdere il proprio posto di lavoro,dover sacrificare del tempo prezioso per i nostri figli. Lo stato non ci aiuta per niente e i datori di lavoro tanto meno. Ma tu sei una gran mamma e gran donna e affronti la vita con la testa alta. Un bacione❤️
Grazie di cuore cara ❤️
Sei davvero una ragazza forte, intraprendente e dolce ma sopratutto sei una mamma meravigliosa ❤️
Grazie di vero cuore 💓
Ciao tesoro…è veramente assurdo questa storia…ma purtroppo è la triste verità….Qui in Italia i datori di lavoro non tutelano la maternità delle donne..ma tu sei stata veramente una grande donna continua così… sei un bel esempio da seguire ❤❤❤
Cara Ilaria ,racconti purtroppo una storia che si ripete per molte neo mamme …non dovrebbe ma è così .
Ma rialzandoci vinciamo noi !
In bocca al lupo !
Hai proprio ragione. Si può vincere. Ma non per tutte e così. Io sono giovane ( ancora per poco) ma una mamma un po’ più grande? La società vuole giovane, ma con esperienza. Dopo i 30 anni il tuo curriculum viene visionato come ultimo.
Ciao Ilaria, purtroppo i datori di lavoro non tutelano la maternità, è vero che ci sono eccezioni, ma queste sono veramente poche. Noi madri italiane dobbiamo sopportare questo e anche altro. Un abbraccio concy
Che grande parentesi hai aperto, e un argomento che ancora sembra un tabù ma in Italia purtroppo la maternità non in tutti i lavori é tutelata. Io l’ho vissuta uguale, se non fosse che però i miei datori avevano il coltello dalla parte del manico, i miei contratti erano determinati tramite agenzia interinale e, appena scoperto quel positivo tanto atteso, mi hanno terminato le proroghe e a casa.
Tutti i datori hanno il coltello dalla parte del manico. Però nel mio caso, probabilmente sono stata stupida… o troppo seria.
Mi dispiace tanto tesoro ❤️
Brava Ilaria ! Purtroppo il non essere tutelate è una cosa che in Italia esiste ancora ma in altre parti del mondo esistono i nidi a lavoro , la tutela come donna ed essere umano ! Hai fatto benissimo a riportare la tua esperienza ❤️
Eh già. Speriamo che un giorno le cose cambino…
Auguri Ila! Per la tua bambina, per tutto ciò di bello la vita ti offrirà ancora.. Qualcosa ti è stato tolto, ma molto ti verrà dato!
Il meglio l’ho già avuto. 🥰 grazie cara
Sei una donna meravigliosa ci conosciamo da un bel po’ e conosco la tua storia…pensa che adesso stai bene e loro hanno perso una persona molto valida e come te nn se ne trovano…adesso guarda avanti che il mondo ti sta offrendo ottime opportunità ❤
Purtroppo la tua storia accomuna tante, troppe donne. Le mamme lavoratrici non sono tutelate, in alcun modo, né dallo stato né, tanto meno, dal datore di lavoro. Sembra quasi che avere un figlio segni la nascita di una madre e la fine della donna lavoratrice. Poi se perdi il lavoro e invece di avere 27 anni ne hai 40 e vivi ancora al sud puoi davvero mettere la parole fine.