Ciao ragazze, chi di voi mi segue su Instagram sa che sto facendo in modo che la mia bambina Rebecca cresca bilingue e sempre chi mi segue sa che lo faccio perché ho vissuto in America e si può dire che parlo l’inglese meglio dell’italiano ahah
Questo articolo che state per leggere spero possa servire ad altre famiglie bilingue per confrontarsi con metodi e acquisizioni. Certo, ogni bambino, nello sviluppo del linguaggio, fa storia a sé; tuttavia, a prescindere dalla tempistica del singolo bambino, vi sono alcune tappe tipiche del processo di acquisizione di una lingua (che sia l’unica o conviva con altre): la lallazione, le prime parole, l’unione di due parole, le prime brevi fasi. Tradizionalmente, i linguisti consigliano sempre di utilizzare la propria lingua madre con i figli. Tuttavia, ultimamente si sente spesso parlare dei cosiddetti non native speakers, o near native speakers che scelgono di utilizzare “l’altra” lingua con i figli, e “l’altra” mia lingua è l’inglese.
Rebecca adesso ha 6 mesi e posso già suddividere la nostra esperienza bilingue in due fasi:
Da 0 a 4 mesi
Come ogni neomamma sa, i primi mesi con un nuovo nato sono, dal punto di vista verbale, un lungo ed incessante monologo. Il bambino, in apparenza, mangia, dorme e piange. In realtà dalla nascita comunica, con il pianto e con il corpo. Per i primi mesi mi convinco che la via naturale per la madre bilingue è il bilinguismo e parlo a Rebecca e con Rebecca un pò in italiano e un po’ in inglese. Ancora non avevo capito, in questa fase, che usare due lingue è più faticoso che usarne una sola.
Da 4 a 6 mesi
Un bel giorno mi sono svegliata e mi sono detta “devo assolutamente riuscire in questa cosa, basta tentennamenti”. È stato quello il giorno in cui ho abbandonato il metodo misto e sono passata all’approccio OPOL (one person one language o one parent one language). L’approccio OPOL in pratica significa che una persona parleraà sempre ed esclusivamente la seconda lingua col bambino, nel nostro caso io parlo SEMPRE in inglese e Giorgio parla SEMPRE in italiano. Devo ammettere che all’inizio, per la prima metà della giornata, ogni volta che aprivo bocca dovevo fare mente locale e decidere di parlare inglese e non italiano. A metà giornata, quella che era una scelta consapevole diventò un automatismo e l’inglese si è poi trasformato nel baby talk, ossia nell’unico mezzo possibile di comunicare con la mia bambina. L’inglese diventa, da quel giorno, la “nostra” lingua. E, sorprendentemente, diventa anche la lingua che mi verrebbe spontaneo parlare con gli altri neonati o bambini piccoli che incontro per strada.
Il nostro percorso è chiaramente ancora lungo ma se anche voi volete approcciare a quest’esperienza mi sento di darvi un solo grande consiglio: DATEVI DELLE ASPETTATIVE E DEGLI OBIETTIVI REALISTICI. Quando i genitori hanno aspettative realistiche non e’ raro che vengano abbondantemente superate, semplicemente perchè spesso sottovalutiamo il potenziale dei bambini. Ne consegue che sarete incoraggiati e motivati e rimarrete stupiti dai progressi di vostro figlio.
Se vi va sul mio profilo Instagram @vittoriamargot, potrete seguire le avventure mie e di Becky con sottofondo musicale inglese e potrete prendere spunto dalle nostre attività che stimolano il bilinguismo!!!
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